Le informazioni segrete come patrimonio da tutelare

Tra le varie parti che compongono un'azienda si fa riferimento con maggiore frequenza a beni di tipo materiale, siano essi le strutture che la contengono, le attrezzature o le persone che vi lavorano. Ciò è dovuto probabilmente al fatto che per azienda si intende primariamente l'azienda manifatturiera e, quindi, il percorso logico porta a ritenere le componenti che materialmente concorrono alla effettiva produzione di beni come le vere parti che a buon diritto costituiscono l'azienda stessa.

E' chiaro che un sì fatto ragionamento semplifica enormemente il concetto di azienda fino ad arrivare all'eccesso. Se è vero, infatti, che nella struttura aziendale vi può essere una necessità o anche una convenienza a rendere preponderante la parte materiale, è altrettanto vero che la stessa parte quasi mai esaurisce il novero degli elementi che intervengono nel buon funzionamento dell'azienda.

A riprova di quanto si va dicendo si ricorda come in realtà non sono rari i casi in cui proprio questi elementi immateriali costituiscono il vero perno della struttura aziendale, determinandone il successo e giustificando la creazione di una struttura "leggera" ove la vera e propria fase di produzione è spostata in aziende esterne.

 

Fra questi elementi si possono introdurre senz'altro le così dette proprietà industriali di cui si conoscono maggiormente il marchio o il brevetto ma che comprendono una gamma ben più vasta di istituiti oggi disciplinati dal D. Lgs. 10 febbraio 2005 n. 30.

 

Tra questi istituti merita un cenno quanto indicato alla sezione VII di detto decreto dal titolo "informazioni segrete". Per comprendere cosa si debba intendere con tale dizione l'art. 98 comma 1 specifica che "costituiscono oggetto di tutela le informazioni aziendali e le esperienze tecnico-industriali, comprese quelle commerciali, soggette al legittimo controllo del detentore". Oltre a ciò le caratteristiche di tali informazioni devono essere:

  1. la segretezza
  2. la stretta correlazione tra segretezza ed il valore economico
  3. la predisposizione di misure di sicurezza adeguate al mantenimento della segretezza

Si tratta in realtà delle stesse informazioni più note con il termine inglese di "know how" e che già prima dell'intervento normativo avevano già trovato una loro collocazione e tutela nel nostro ordinamento, seppur attraverso un loro riconoscimento in ambito giurisprudenziale. Oggi, invece, il loro utilizzo da parte delle aziende italiane è ampiamente riconosciuto e per questo mezzo si rende ancor più pressante l'invito a voler considerare con maggiore attenzione le strategie in merito alle proprietà industriali.

 

Il know how, infatti, è molto spesso un complemento di conoscenze atte a rendere maggiormente efficace un procedimento, un sistema od un prodotto, ma in alcuni casi la complessità delle nozioni è tale da poter essere esse stesse brevettate.

 

E' quindi necessario valutare le convenienze ed i punti negativi tra i diversi istituti al fine di considerare quale via permette la maggiore resa in termini sia economici che di sviluppo ulteriore, per non perdere importanti occasioni o, nell'ipotesi più grave, per non trovarsi sguarniti di tutela ove vi siano comportamenti scorretti da parte dei concorrenti.

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