Protocollo di Madrid
Il Protocollo di Madrid (più oltre abbreviato in “Protocollo”) nasce dall'esigenza di dare soluzione al problema che si era posto circa la concreta realizzazione degli obiettivi che erano stati prefissati con l'Accordo di Madrid (più oltre abbreviato in “Accordo”), altro distinto accordo internazionale con il quale si forniva regolamentazione al marchio internazionale.
Vi era, in primo luogo, l'esigenza di svincolare l'applicazione della procedura dal requisito della sussistenza di un marchio registrato in un paese di origine. Alcuni paesi lamentavano, infatti, la necessità di dover applicare per la registrazione dei propri marchi, legislazioni molto severe che importavano procedure lunghe e complesse che mal si adattavano alle esigenze ed ai tempi richiesti con l'Accordo
Altri problemi riguardavano, tra gli altri, l'uso della lingua (l'Accordo utilizzava solo il francese) o la previsione di quote fisse uguali per ogni paese (nonostante la diversità delle procedure applicate) per quanto riguarda i costi di procedura.
Ebbene, proprio per dare soluzione a queste diverse esigenze è stato sottoscritto questo secondo accordo internazionale, il Protocollo appunto, che consente agli Stati che ancora non avevano accettato l'Accordo (ve ne erano alcuni estremamente importanti sotto l'aspetto politico-economico), di poter comunque addivenire, negli effetti, al raggiungimento del marchio internazionale, pur utilizzando una differente procedura.
L'Accordo ed il Protocollo sono in ogni caso legati, così come dimostra il fatto che per essi vige il medesimo Regolamento d'Esecuzione, e possono trovare contemporanea applicazione.
