Fusioni Internazionali: partecipazione dei lavoratori

Entro febbraio 2008 i Paesi membri europei, tra cui anche l'Italia, dovranno attuare la direttiva comunitaria 2005/56/CE che sancisce gli obblighi di informazione a favore dei lavoratori, nonché la partecipazione di questi nelle aziende oggetto di grandi fusioni transfrontaliere.

Il modello di riferimento è l'ideologia tedesca della codeterminazione, ovvero partecipazione attiva e concreta dei lavoratori, o meglio delle loro rappresentanze, ai vertici delle società.

Le grandi fusioni transfrontaliere cui fa riferimento la direttiva, sono quelle che portano ad una situazione in cui vengono a contatto e si fondono realtà aziendali diverse, vuoi per la tipologia di società coinvolte, vuoi soprattutto perchè le stesse appartengono a Paesi differenti con proprie regole e schemi organizzativi e produttivi.

Tali ingerenze aziendali coinvolgono realtà con più di 500 dipendenti.

Il legislatore comunitario intende prevedere e disciplinare un sistema di partecipazione dei lavoratori, nelle aziende che operano fusioni internazionali, ai consigli di amministrazione ed agli organi di controllo e vigilanza sulla scorta appunto del modello tedesco della codeterminazione.

Il sistema già adottato in Germania, infatti, prevede che le rappresentanze dei lavoratori costituiscano un terzo dei componenti del consiglio di amministrazione e degli organi di controllo, nelle aziende che hanno un numero di dipendenti compreso tra 500 e 2000.

Nelle società con più di 2000 dipendenti, le rappresentanze dei lavoratori che hanno diritto a partecipare attivamente ai vertici aziendali, con tutto il peso che tale presenza comporta, sono in proporzione di un mezzo dei componenti.

La direttiva sancisce quindi l'applicabilità del sistema della codeterminazione dei lavoratori nelle fusioni transfrontaliere.

Ai vari Paesi membri spetta decidere se in che misura operare con tale sistema delle operazioni di fusione internazionali.

In linea di massima si può ipotizzare che la linea di condotta adottata dai vari Stati si indirizzerà o verso l'attuazione di forme di partecipazione simili al modello tedesco, oppure che prevarrà il peso delle singole società oggetto della fusione all'interno dell'operazione complessiva di globalizzazione.

Ciò potrebbe significare che nell'ipotesi in cui nella fusione tra due società appartenenti a Stati diversi, il numero di dipendenti tedesco sia minore rispetto all'azienda facente parte di altro Paese membro, prevarrà il sistema europeo in ordine alle procedure di informazione e partecipazione dei lavoratori, essendo minore il peso dell'impresa tedesca nell'intera operazione.

Viceversa, laddove prevalesse la componente tedesca, sarà il sistema germanico ad avere la precedenza ed a trovare completa applicazione.

In ogni caso, vi saranno due posizioni ed interessi diametralmente opposti nelle valutazioni che le società dovranno effettuare nel momento in cui decidono di affrontare un'operazione di fusione internazionale, in quanto la Germania rischia di perdere il proprio collaudato sistema di codeterminazione e gli altri Paesi, al contrario, di subirlo.

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